Mishmarà: la veglia di studio della Comunità Ebraica

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Il termine Mishmarà in ebraico significa “osservare, vigilare, vegliare”: nella Torah (Genesi 32,35) è scritto che il patriarca Giacobbe vegliò tutta la notte mentre tutti dormivano, per combattere contro le passioni più basse, ed elevare la propria anima a più nobili ideali. Di tempo ne è passato, ma tutt’ora la Mishmarà, o veglia di studio, è un momento importantissimo nella vita della Comunità Ebraica Romana, che si svolge alla vigilia di importanti accadimenti della vita dei suoi membri.

Orgini della Mishmarà.

Il giorno della Circoncisione è da sempre il momento più importante della vita di un bambino, il rito durante il quale assumerà la sua vera e propria identità ebraica. Nel periodo precedente il bimbo è in una fase di debolezza e transizione, in cui deve essere difeso e protetto dai suoi familiari: per questo motivo la circoncisione veniva preceduta da una vera e propria veglia (la Mishmarà appunto), durante la quale nella casa del piccolo si riunivano decine di persone, che trascorrevano la notte leggendo e commentando brani del Talmud o della Kabbalà, cantando salmi e recitando invocazioni.

Questo antico rituale cui gli Ebrei di Roma usano partecipare tutt’ora non solo la sera prima della Circoncisione, ha origini molto remote: riproduce all’interno della casa la lotta di Giacobbe contro i pericoli della notte, e ricorda il sacrificio di Isacco, durante il quale D-o promise ad Abramo che avrebbe protetto e preservato dai pericoli tutti i suoi discendenti.

Le preghiere che vengono recitate servono a chiedere al Creatore la protezione contro gli esseri malvagi e gli influssi negativi che possono colpire di notte: amici e parenti si stringono intorno al bambino in un virtuale cerchio, invocando la benevolenza di D-o.

Nel corso degli anni il rito si è modificato, mantenendo in sé stesso tutto il valore della tradizione, ma adeguandosi ai tempi più moderni.

La Mishmarà non viene più fatta solo la sera precedente la circoncisione ma anche in occasione di altre ricorrenze importanti, come il Bar e Bat Mizvà e le nozze (nella Comunità Ebraica di Roma avveniva anche la settima sera di Pesach, per commemorare il passaggio del Mar Rosso).

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La Mishmarà oggi.

Secondo tradizione, i genitori, la sera precedente l’importante evento che cambierà la vita del loro figlio, invitano nella propria casa i parenti stretti ed un rabbino che officerà la cerimonia.

Il capofamiglia siederà vicino al celebrante intorno ad un tavolo insieme ai porpri parenti, che potranno seguire le preghiere su un libricino:

  • Verranno letti alcuni salmi
  • Verrà recitato il capitolo della Genesi in cui D-o rinnova il suo patto con Abramo.
  • I partecipanti alla veglia intoneranno inni caratteristici, volti ad invocare la benevolenza di D-o.

La parte religiosa della veglia finirà qui, ed avrà inizio la parte conviviale, durante la quale verrà offerto un piccolo rinfresco a tutti i partecipanti , a cui  verranno donati, alla fine della serata, sacchetti (chavod) contenenti dolci tipici della cucina ebraica romana, come ringraziamento per la loro partecipazione.

La veglia di studio è un momento molto importante nella vita degli Ebrei, e viene osservata anche alla vigilia di altri importanti eventi che riguardano la Comunità:

  • La prima sera di Shavuot, per ricordare la Rivelazione della Legge.
  • La sera di Hoshana Rabbah, per chiedere a D-o un prospero anno dopo il periodo penitenziale.
  • La sera di Rosh Hashana Lailanot, per celebrare il Creatore della natura attraverso i frutti donati dalla terra.

Queste poche righe ovviamente non esauriscono un argomento importante e sentito come la Mishmarà, che affonda le sue radici nella notte dei tempi, ma vogliono essere un contributo alla conoscenza di comunità viva e sfaccettata come quella Ebraica di Roma, la cui storia millenaria non può certo raccontarsi in pochi paragrafi.

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